“Mi tormento per l’ansiosa attesa del ritorno”

Lettera inviata alla famiglia da Emanuele Filiberto Bollati di Saint Pierre dal campo di prigionia di Londiani (Kenya). L’attesa del ritorno, tema centrale in molte lettere, si fa sfiancante dopo 5 anni di prigionia e a quasi un anno dalla fine della guerra. Ritorno che per lui si realizzerà 7 mesi dopo questa lettera.

Londiani, 8 marzo 1946

8/3/946

Carissima, ho ricevuto la tua del 1 dicembre u.s. e, benché vecchia di tre mesi, mi ha sollevato in parte la conferma del vostro buono stato di salute. L’accenno che fai al freddo mi preoccupa e mi tiene in pensiero tanto più che mi parli al principio dell’inverno. Voglia Dio che le vostre condizioni siano state tali da non farvi troppo soffrire nel periodo più crudo che, spero, a quest’ora sia finito. Io sto bene ma mi tormento per l’ansiosa attesa del ritorno per il quale finora non vi sono che voci ma nulla di positivo. Di vero vi è che dell’altra categoria di prigionieri è in certo il rimpatrio fino al 907. Lo so che Canali è stato a trovarti, come ho scritto a lui, ma nelle tue ultime di date posteriori alla sua visita non me ne parli. Forse non me ne hai parlato in altre precedenti. Credo che ti sarà già pervenuta una mia lettera dei primi di febbraio inviata a mezzo di un collega. La posta qui da parecchio tempo va male, mi arriva poco o nulla: chissà perché! Sono molto contento che [?] stia con te. Dalle notizie che giungono, Costi deve avere perduto l’ultimo briciolo di autocontrollo e di senso morale e chi ha ancora la testa sul collo ha il dovere di salvare il proprio patrimonio spirituale visto che quello materiale è andato all’inferno. Ho piacere che Irma stia bene. Me che fa a Felino? È sola? È già piuttosto vecchiotta. Di anche a Giulio di farmi sapere se ha tempo, qualche cosa di sé. Fatti coraggio ancora per me poco. Vi bacio tutti tanto.

Berto

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