"Dopo sei anni di prigionia vorrei poterti stringere e darti la felicità di cui ci siamo privati"

Lettera inviata da Giuseppe Corradi alla moglie, prigioniero nel campo di Yol in India, nel giorno del sesto anno dall’inizio della prigionia, che si protrarrà per altri 6 mesi.

Yol, 7 febbraio 1946

7 febbraio 1946

Pina mia carissima, oggi ho fatto una lunga camminata con due miei amici e così ho passato la giornata con la quale inizia il sesto anno di prigionia. L’unica cosa che ci può consolare è la constatazione che, dopo tanti anni di dure vicende, il fisico risponde ancora molto bene. Non altrettanto posso dire per il cervello perché molto spesso si fa una grande fatica a ricordare anche cose che non sono molto lontane.
Io spero che, allorquando avrò la fortuna di riprendere la vita normale, anche questa anormalità in breve scomparirà, ma intanto in certi momenti mi arreca considerevole fastidio. Ho ricevuto come già ebbi a dirti nella mia lettera precedente, alcune tue lettere, cartoline e messaggi espressi Croce Rossa. Puoi immaginare quanta tranquillità mi portano le tue lettere attraverso le quali vengo informato che tu stai sempre bene ed attendi sempre con tanta ansia il mio ritorno. Però questo benedetto rimpatrio non si intravede ancora ed a volte dispero persino che si possa attuare. Da casa ho notizie buone ma sempre incomplete specialmente sulla situazione di Mario e Sergio. Vedi un po’ tu di dirmi, nei limiti del possibile, illuminarmi un poco. Mio grande amore, vorrei poterti stringere e darti la felicità di cui ci siamo privati in questi lunghi anni. Con l’amore più grande ti bacio.

Tuo Giuseppe

Campi di prigionia di riferimento